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culo all'aria

“Inès sapeva e sentiva che quell’uomo sarebbe stato il suo pericolo, ma lui non conosceva l’alcool a gola umida e lei era brava a servire bicchieri vuoti da riempire”.

– La fine del mio inizio. Educatamente sua. Ancora –

Arrivai davanti al palazzo nobiliare, il campanello mi stava aspettando.

Guardai il mio corpo allo specchio, riflesso sulle vetrate.
Si, mi piacevo molto, soprattutto la nudità’ silenziosa sottopelle che ingoiava attese inanimate ed il culo che premeva respiri al contatto con il vestito naïf.

Le stagioni e la mia bocca vetrata, dovevano essere svezzate.

Suonai ed il portone si aprì; notai solo il numero, il nove, sul campanello.
Il nome non c’era, ma lo sapevo già.
Lui non possedeva nulla, al di fuori della sua Arte scalza e perversa.
Attraversai il giardino: traboccava di orchidee ed eriche selvatiche.
Ero in estasi; il mio corpo esalava versi e spartiti inversi; volevo arrivare da lui, salire le scale velocemente ed essere posseduta dal suo corpo.
Stavo danzando con la fellatio addosso, il velo di Maya oscillava, distratto, sulle labbra rossastre, il mestruo era finito e potevo scardinare le radici dell’anima, odorandone il pensiero.

“Lui mi asciugava la verginità.
Io odoravo i suoi occhi”.

Mentre prostitute lune mi penetravano l’attesa, una stretta forte e possente mi chiuse dietro le sue braccia.

Sentivo la sua verga fino alle budella.
Perché mi stringeva la bocca con la mano, ma non faceva quello che la mia santità implorava al suo cazzo?
Ero un maremoto di amplessi; sgorgavo inchiostri rossi e leggevo la sua mente a scarpe nude.

Lui era bravo a farmi godere, abusando della mia immobilità apparente.
Non sapevo chi fosse o forse, volevo credere che fosse lui, il mio Artista errante.
Ero nel bel mezzo di urla mute, quando mi girò di scatto e senza proferire una parola, mi serrò con la mano sinistra, gli occhi, aprì lentamente le mie labbra e sgorgò il suo piacere, lungo atee cavità sconosciute al mio sesso.

Ricordo che avevo ancora sete e mi sentivo in un vortice impazzito.
Lui mi avvolgeva nel suo sangue.

Mi piacque bere quell’uomo ed il suo sapore misto all’umore che scrivevo tra le cosce.
Ero prosciugata e sfinita, ma allo stesso tempo, nuova pelle mi abitava: linfa di edera al suo venirmi dentro ogni poro.
Non seppi mai chi fosse; nel mio cuore sapevo che era lui, ma non glielo chiesi mai.

“Eravamo due segreti corrotti, figli di Eva e Caino. Ci appartenevamo nei silenzi e ci scopavamo l’inchiostro senza nome”.

Quel pomeriggio non andai da lui, mi recai in biblioteca e non lo chiamai.

Lui non mi cercò per molto tempo.
Io nemmeno, ma l’inferno ci aveva morso e lo tsunami sarebbe arrivato presto.

“Il nostro chiuderci fuori dal mondo era un amore incurabile e maledettamente unico”.

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______  SangueAmare

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