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“Incrocia le cosce sulla mia testa
In modo che la mia lingua
Tacendo ogni stupida arringa,
Possa soltanto far festa
Alla fica tua e al tuo culo
Dai quali son stato sempre vinto
Come da tutto il corpo tuo, del resto.
E dalla tua anima male celeste
E dal tuo carnivoro spirito
Che in me divora l’ideale
E mi ha reso il più puttaniere
Dal più puro, dal più liliale
Che ero prima d’incontrarti
Da anni e da anni.
Su, sistemati bene e mostra
Con qualche gesto compiacente
Che in fondo ami il tuo vecchione
O che almeno lo sopporti
Leccandolo (coglioni compresi)
E non dimenticando il culo,
Come un giovane più seducente
Senza dubbio, ma meno appetitoso
Per pratica e sapienza.
O la tua fica! che profumo! Ci frugo
Con la bocca e col naso
Vi faccio il diavolo e annuso
E vi rovisto, e farfuglio
E fiuto e oh! sbavo
Nella fica dall’odore sporcaccione
Sovrastata da flave labbra
E da rossa peluria circondata
Che porta al buco miracoloso,
Dove fiuto e dove sbavo
Con meticolosa cura
E l’aspro ardore d’uno schiavo
Liberato da ogni pregiudizio.
L’adorabile riga che ho
Leccata amoroso, dai
Reni passando per il pertugio
Dove mi dilungo in lunga seduta
Per le devozioni d’uso,
Mi conduce dritto alla fessura
Tionfante della mia infante.
Là, faccio un salamelecco
Assolutamente esoterico
Al clitoride per niente asciutto,
Cosicchè la mia testa di sotto
Esasperata da quel grande lavoro
Si spande in bianca retorica
Ma si appaga sin dalle primizie
E mi addormento tra le tue cosce
Che per via della tenera emozione
La fatica ti ha fatto aprire.”

(Paul Verlaine)

 

(P.H. M. CARGNEL *rivista* ®© , VIETATA LA RIPRODUZIONE, PER AUTRICE A NUDO, SCATTO PRIVATO APRILE 2017)
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