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“Ho la fame dell’animale che ha lasciato la gabbia
per il bosco dei fiori istantanei
e mi pre-sento.
Vado con passi leggeri e non smetto di pensare
al boccone seguente
sono distante dalle sbarre
-di certo per nulla barocche-
e in questa boscaglia ho il mal di stomaco che pensa.
Quando le mie interiora gridano non posso tapparmi le orecchie
Non posso ballare se sto pensando
La tribù si allontana da me
Ho fuoco nelle viscere che comportano pene
vere e anche se non ho tango ho terra
e voglio calpestare perché così non penso
al mio stomaco selvaggio che pensa
Sono un animale senza angolo
con capelli vegetali e unghie minerali
Sono nata disgraziata…”

(Paula Einöder)

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