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daphne

Forse potrei restarti e scriverti di un niente che ci disarma la pelle o forse potrei dilungarti le mie vene e darti un pò della mia vita.
Forse potrei leggerti le ossa della pioggia e farmi miele sul marmo.
Ma se ora tu mi guardassi, vedresti un uomo che fingerebbe tutto perché le parole sono tempeste di aghi ed io voglio amarti da uomo testardo, testa di cazzo e senza le poesie che ti sbranano la morte dagli occhi.

Ecco.
I tuoi Occhi.
Cuciti, accecati.
In me.

Mi hanno crocefisso, in silenzio.
Noi ci siamo scritti con essi, quello che i fantasmi non ci hanno scalciato dal cuore.

Io voglio danzarti i colori.

Tu scrivi di amore, tu ami l’amore, tu sei l’amore ma la tua anima lacrima di odio e nodi sul collo e si sfamano con la luna bastarda e figlia del nero.

Tu.

Io voglio questo. La cura di un demone nudo.
Basta spade, basta stanze chiuse.
Amami!

Dammi la tua ragione e facciamoci terra che scricchiola davanti ad una chiesa, respira la cura dalle mie mani, io te le dono come elemosina che gratta gli schiaffi di Dio!
E sposami adesso e facciamo un figlio.
Sono pazzo, si!
Ti amo!

Lasciati guardare.
E’ il tuo dentro che voglio inseguire e dissetare.

Non tremare.
Perseidi ci fanno l’amore.
Le senti anche tu?

“Da piccola non ho mai sognato le fiabe perché sapevo che le principesse erano figlie del Sole.
Il mio sangue è ghiaccio nel buio e mi sono convissuta nella tempesta di un paradiso corrotto.
Forse sognavo queste parole da sempre o forse mai o forse erano solo barlumi tra il pollice e l’indice, mentre mi sputavo le mani ed inondavo l’inchiostro di amanti scolpiti e nessuno restato.

Mi ami. Mi sento.

I suoni del mio corpo hanno mutato le vesti; i corvi strillano, il diaframma mi inghiotte, i lividi cantano le striature sui polsi.
Sono nuova sinfonia.
Asfaltata è la voce: profuma di libertà.

Ho paura.
(Ti amo)

Tu hai lavato via la grandine, tra gli spazi della cura – indelebile condanna –
Ma la tigre è un angelo mascherato e quando cala le stelle, le ali bruciano di segreti.
Forse sanguinerò nei tuoi abissi e partorirò scrigni di latte e sarò il tuo respiro mancino.

L’imperfezione ci consumerà.
Devo volare Furianta per perdermi.

Rinasciamoci.

Altrove.

(p.h. Daphne Groeneveld, Pascal Greggory Photographer: Peter Lindbergh)