POCHI AMICI * MOLTO AMORE :: Il blog di Carmine Mangone

Il terzo paragrafo del mio Quest’amante che si chiama verità (edizioni Gwynplaine, 2014), antologizzato successivamente in Infilare una mano tra le gambe del destino (Asinamali, 2015). Le foto sono di Giovanna Eliantonio.





Se io non partissi dalla volontà di mantenere un’apertura sull’impossibile, non avrei niente per cui vivere, niente da conservare per principio, in quel rapporto col mondo che definisco amore.
L’impossibile non è l’ignoto. L’impossibile è il noto spinto a tali estremi dell’esperienza umana da contendere vasti territori alla morte. D’altronde, la realtà del mondo si muove solo se viene a rompersi incessantemente l’idea che ne abbiamo e che ci vincola ai luoghi consueti del pensiero.
Il percorso che ci porta all’impossibile [può esserci fioritura dal nome più bello?] è già insito nell’esperienza stessa del corpo, dei diversi corpi che assumiamo, attraverso gli orifizî che ci fanno essere esposti, ricettivi, comunicanti, espulsivi.

Il corpo sta per finire? L’amore…

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