A X I S m u n d i

Articolo originariamente pubblicato su L’ora d’Aria, in data 13 febbraio 2017, e in questa sede rivisionato.


Vogliamo disquisire in questo saggio delle credenze degli antichi Romani riguardanti la valenza esoterica del sangue e, per esteso, di quei concetti-chiave quali il genius, la gens, l’azione sacrificale (dal lat. sacer facere, “rendere sacro”, “sacralizzare”) e i culti domestici strettamente connessi all’ambito familiare. Si cominci col dire che l’antica civiltà romana, così come numerose altre culture tradizionali, vide nel sangue qualcosa di più del mero liquido ematico considerato dal punto di vista prettamente organico-materiale: si tendeva per così dire a scorgere in esso un vettore delle potenze numinose, in quanto si riteneva che in esso scorresse l’eredità genetica (vale a dire della gens), definibile come l’influenza sottile del genius della stirpe che si riverbera di generazione in generazione.

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