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“… La Dea è una Donna bella e snella con un naso adunco, un viso pallido come la Morte, Labbra rosse come bacche di sorbo, Occhi blu sorprendenti e Capelli lunghi biondi; improvvisamente si trasformerà in Scrofa, Cavalla, Puttana, Volpe, Asina, Donnola, Serpente, Gufo, Lupa, Tigre, Sirena o Strega disgustosa. La prova della Visione di un Poeta, si potrebbe dire, è l’accuratezza del suo ritratto della Dèa Bianca e dell’Isola su cui lei governa. La ragione per cui i Capelli stanno ritti, gli Occhi si innaffiano, la Gola è stretta, la Pelle striscia e un Brivido corre lungo la Spina dorsale quando uno scrive o legge un vero Poema è che un vero poema è necessariamente un’Invocazione della Dèa Bianca, o Musa, la Madre di tutti i viventi, l’Antico Potere della Paura e della Lussuria – il Ragno Femmina o l’Ape regina il cui Abbraccio è la Morte…”

(Robert Graves, 1895/1985, “La Dèa Bianca”)

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Vedo me stessa come una creatura ultraterrena, non del tutto adatta a nessuna parte, eppure quando sono amata, sono amata in particolare per la stranezza e la curiosa natura che possiedo, non meno una natura confusa e alla fine esasperante. Il mistero della mia Anima è come lo scintillio della polvere lunare sull’oscurità del cielo notturno, una stella che esplode e che saluta. Il mio Cuore di avventuriera senza età non può essere domato, e la noia è una catena che mi ammanetta come uno schiava. Ho sempre cercato il magico e mi sono ritrovata senza fiato, sempre lo stesso disperato tentativo di trovare quel piano superiore dell’esistenza che credevo fermamente esistesse. Ed esiste. Ma l’Amore è la Cura per tutte le malattie elencate nel codice della malattia. L’Amore mi ha guarito da una malattia dell’inferno. La paura è il sintomo della morte, mia caro, e non c’è nessuna pillola da prendere per mascherare quella specie di freddo e mal di corpo ma Amore. Amando me stessa e lasciandomi amare, mi sono ritrovata: una Sacerdotessa fatta di Tenebre e Ossa, che ha divinato i miei Sogni. Sento profondamente le mie ombre. Come sento le mie Luci, nel Teatro del divino. Mi innamoro dell’oscurità dell’altro: viverlo nella pienezze del Se, nella vita quotidiana, Occhi dentro Occhi. Mi collego con quell’infinita energia Femminile Divina che si bagna nel mio grembo,fecondando il Maschile, nell’Unione degli Opposti ricongiunti e ritrovati. Il mio diritto di Rinascita come Donna, il Tempio sacro della mia Femminilità, è il posto in cui mi stendo per riposare e fare dell’Amore, Amore d’Amore. Sesso liberatorio e puro Atto di penetrazione con il MaschileAmante. Mi fido della Donna Saggia che parla attraverso la mia intuizione, guidandomi con la sua profonda e antica saggezza. Proprio come un ragno tesse la sua tela, intendo la mia conoscenza tra le cicatrici e le stelle sulla mia pelle. Mi fido della Donna Selvaggia che cammina con i miei piedi, portandomi con coraggio dove devo andare. Mi fido della Fanciulla che ha Sete di vita e Fame d’Anime affini. Sono Lei che si apre all’Infinito delle Carni, alla l’Una inquieta, al Baccanale di Dioniso, alla Verginità di Kore, all’Erotismo languido di Venus, alla Sophia Cassandra, senza limiti d’Amare, con tutto il dolore che ho conosciuto. Io sono il Femminile Divino, il Bacio – im/pudico – del Serpente. Sono Lei. Colei colei che si dona, colei che riceve. Colei, che può amare, solo Anime Elette. Colei che mai si accontenterà. Mistiche In/Fusioni Amanti.

 

– txt. img. pvt. 2018/01 ®© –

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